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“Villa Corsini a Mezzomonte”, Firenze



Villa Corsini a Mezzomonte

Villa Corsini a Mezzomonte
Villa Corsini a Mezzomonte

Villa Corsini Mezzomonte a Impruneta è un superbo esempio di palazzo di campagna. La Villa era un tempo al centro di una fattoria che si estendeva tra vigneti e uliveti, otto chilometri a sud di Firenze, tra Grassina e Impruneta. Villa Corsini gode di una meravigliosa locazione in una delle poche incontaminate valli attorno a Firenze. La sua importanza risiede, oltre che nella bellezza dei giardini, del parco e dei saloni, negli affreschi che la ornano: dipinti durante il XVII secolo, essi sono espressione dell'arte di alcuni fra i migliori maestri dell'epoca, Giovanni di San Giovanni, Michele Colonna, Pandolfo Sacchi, Domenico Cresti detto Il Passignano.

Storia della Villa Corsini a Mezzomonte

Le origini della Villa sono molto antiche: la tradizione vuole che appartenesse ai Buondelmonti intorno all'anno 1000. L'edificio originario era una fattoria fortificata: merli possono essere notati nei muri a meridione. La struttura architettonica della Villa risale al XIV secolo. Nel Trecento venne costruita una prima abitazione signorile dalla famiglia Barducci Ottavanti. Fu costruita su blocchi di "pietra forte" a mezzo della collina (o mezzo monte). Il piano originale era quadrangolare, con un cortile centrale, in tipico stile rinascimentale.

Fu verso il 1480 che l’acquistò Lorenzo il Magnifico, ma la tenne poco, il 15 Aprile 1483 la vendette a Bernardo del Nero. Passata in seguito in eredità alla famiglia Ridolfi, essi la vendettero ai Panciatichi, che per primi iniziarono una vasta opera di trasformazione della villa in senso rinascimentale, verso il 1580. Fu Bartolomeo Panciatichi, splendido gentiluomo di Pistoia, a dare alla villa un aspetto eccezionalmente fastoso. La villa da allora si staglia compatta sul panorama delle colline del Chianti, con una torretta rialzata (forse un retaggio dell'edificio trecentesco) e con le tipiche finestre inquadrate da cornici grige che risaltano sull'intonaco bianco.

Carlo di Bartolomeo Panciatichi vendette la casa nel 1629 al Principe Giovan Carlo de' Medici. Magnifico signore del suo tempo, colto e raffinato, abbellì ulteriormente la Villa e la adopro' per riunirvi la sua famosa quadreria e organizzarvi feste e divertimenti. I bei saloni a meridione con soffitto a cassettoni sono le sale decorate piu' antiche della Villa: di notevole interesse gli inediti cicli di affreschi rappresentanti scene dell'Orlando Furioso, della Gerusalemme Liberata e di Apuleio, che rappresentano, come da recenti studi, il più vasto e circostanziato ciclo di pitture murali mai realizzato in una casa di campagna. Il Cardinale vendette la Villa al Marchese Andrea del Senatore Neri Corsini nel 1644.

Gli affreschi della Villa Corsini

I lavori di carpenteria promossi da Carlo de' Medici si conclusero nel 1632 e da allora si aprì il cantiere per la decorazione ad affresco degli ambienti.

Furono chiamati alcuni degli artisti più in vista della scuola pittorica fiorentina del primo Seicento, come Giovanni da San Giovanni e Francesco Albani, autori degli affreschi mitologici nella sale adiacenti al vestibolo d'entrata (La Cacciata di Ebe e L'Assunzione di Ganimede quale Coppiere di Zeus), mentre Domenico Cresti detto il Passignano dipinse al centro della grande galleria un Dio Cronos e altre figure allegoriche.

Pandolfo Sacchi completò la galleria con soggetti architettonici in trompe l’oeil tra i quali figurano anche tralicci, animali e personaggi agresti, in un complesso programma iconografico dedicato alla vita di campagna, al trascorrere dei mesi e delle stagioni, a divinità rurali; lo stesso autore dipinse anche le lunette della Sala di Amore e Psiche.

Fu opera invece del pittore Cecco Bravo e aiuti la decorazione dell'ala meridionale con il ciclo ad affresco dedicato alla letteratura, un tema che qui trova una delle trattazioni più vaste a complete di tutta l'area fiorentina. Vi sono rappresentate scene dell'Orlando Furioso e della Gerusalemme Liberata. Altri artisti non identificati dipinsero scene di caccia con minuti paesaggi che ricordano la scuola fiamminga, molto popolare all'epoca.

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